Cronaca di una vita inquieta.

   Ma anche no.

 


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A me mi piace

La stanza dei bottoni

 

Nothing else matters.

On air:
Sorridendo con la bocca, con gli occhi e con la mente...



Perché sì. Le cose succedono. C'è chi dice che accadono perché già scritte da qualcuno e da qualche parte, chi invece sostiene che siamo noi a far sì che accadano.

Io so che qualcosa è successo. Nulla di trascendentale, eh. Ma qualcosa, nella mia mente, è scattato. Una molla. Per caso. O forse no, visto che erano un paio d'anni che provavo a caricare questa fottuta molla. Periodi bui. Ma cupi per davvero. Che se non fossi stata abituata a non aver paura del buio, sarei morta.
Giorni di profonda crisi, di lacrime improvvise, di umore funebre. Mesi di apatia, di uscite negate, di isolamento, a cercare una solitudine ancor più profonda. Ho allontanato tutto e tutti. I pochi che sono rimasti vicino, ho scelto io se, come e perché sentirli. E si contano sulle dita di una mano. Monca.
Mesi di depressione. Giorni nei quali non ho vissuto. Non ho amato, nulla e nessuno. Giorni nei quali mi sono rifugiata nel mi guscio, senza voler vedere nessuno. Giorni nei quali non mi sono alzata dal letto. Giorni nei quali non mi sono lavata. Giorni in cui non ho aperto neanche la finestra per non vedere la vita che - fuori - continuava ad andare avanti.
Giorni di scelte difficili, impossibili. Di rinunce. Di richieste d'aiuto velate. Negate.
E poi la paura di una situazione troppo difficile daaffrontare, oltre le mie possibilità.

E poi.

Poi boh. Non lo so. Si sarà ristabilito un equilibrio chimico, organico nel mio corpo. Non lo so, cosa, come e perché, mi sono trascinata fuori dal letto, prima. Dalla stanza poi. Mi sono lavata, vestita, truccata anche e sono tornata lì, dove ormai due anni fa, avevo lasciato delle cose a metà. Ho fatto dei piccoli aggiustamenti, ho ripreso la mira e ora aspetto di sparare e colpire il bersaglio.
Ci sono cose che tornano alla mente e fanno soffrire, ma va bene così. Prima o poi, sistemerò anche quelle.
Ci sono cose che, cazzo, è una sorta di ritorno al futuro. Ci sono cose che era davvero un peccato mollare.
Certo, questi due anni non me li rende nessuno. Sono passati. Andati. Ho perso tempo, se vogliamo, ma ho imparato molto. Tanto. Prima di tutto a conoscere me stessa. I miei limiti. E la mia forza. Perché qualcuno di voi aveva ragione, io sono forte.

È tempo di andare.

Ringrazio chi mi ha fatto compagnia in questi anni, chi mi ha criticato, chi mi ha fatto incazzare, chi ho amato e chi ho odiato. Chi ha condiviso con me qualcosa più di un messaggio privato. E ringrazio anche chi ha fatto solo quello. Chi mi ha commentato pubblicamente, chi lo ha fatto privatamente per non compromettere il suo status di playboy. Chi lo ha fatto in maniera anonima. Chi non lo ha fatto.

Mando sentitamente affanculo, ma senza rancore alcuno, chi mi ha fatto soffrire e mi ha fatto del male. Giusto per precisare una cosa: sono io che ve l'ho permesso, sono io che ho cercato persone come voi per farmi spingere giù, in fondo, nella merda. Per sentire tutto il dolore del mondo premere sul mio torace. Per poi risorgere a nuova vita. Sapevatelo. Io non sono come voi, forse sono peggio, ma di certo sono qualcosa di diverso.

Mi sembra di essere felice. O qualcosa del genere.

Tornerò forse, ma forse anche no.
Per il momento ho troppi libri da leggere, troppa musica da ascoltare, troppe persone da conoscere, troppi luoghi da visitare e troppe cose da fotografare.


Stronzamente vostra,
Manuela.
 

...
Forever trust in who we are
And nothing else matters
...


Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 14 novembre 2009, alle ore 13:23
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Soldati. Uomini.


Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie.
G.Ungaretti

 

On air, ma solo dopo aver riflettuto abbastanza sui versi.
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 07 novembre 2009, alle ore 10:05
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Credere o non credere, questo è il problema.

Avvertenze:
Post profondamente confuso e sconclusionato. Dato da carenza di serotonina e melatonina. Asternersi commenti del cazzo.


In genere tendo a non credere e a non avere fede. Adoro però, le storie che mi raccontano circa esorcismi. legature, malocchio. E pare anche che qualcuno mi abbia fatto una legatura. Pare. E quando un prete esorcista me lo ha detto, naturalmente me la son fatta sotto. Credo anche di aver pianto. E poi ogni volta che mi trovo - con altre persone - di fronte a preti, in particolar modo esorcisti, questi ignorano gli altri, tutti gli altri e si rivolgono a me dicendomi che ho bisogno di "aiuto".
Bon.
Io non so se scherzarci e liquidare il tutto con una grassa risata, oppure approfondire il discorso.
Credo fermamente in questa sorte di effetto placebo. Oh sì, adoro sentirmi meglio anche solo per un attimo, credendo che il periodo di merda che sto attraversando sia frutto solo di una legatura.
Però. C'è un però. Ché poi, bisogna vedere se si crede nei segni, nelle coincidenze.
Una persona che conosco, nata con gravi malformazioni dovrebbe essere il frutto di un voto fatto da una donna tradita. Ma potrebbe essere solo una coincidenza. Una goccia d'olio che rimbalza su dell'acqua, si divide in due e poi si scioglie dovrebbe essere il malocchio che si scioglie.
Mi è stato detto di correre immediatamente ai ripari.
Esorcismi e psicosi. Malattie mentali e carenze organiche. Chimica. Biologia.

Potrebbe essere tutto vero. E tutto potrebbe essere il contrario di tutto.
O no?

P.S.
Se dovesse essere una fattura a morte, l'aliquota dell'IVA sarà al 20% o al 4%?
 

 
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 29 ottobre 2009, alle ore 15:03
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Trenta giorni di prognosi. Se tutto va bene.


On air:

E sono in fase Iperico. Dopo la fase fiori di Bach plus ansiolitico blando. Spero serva a qualcosa, ma. Non vorrei dover fare di nuovo amicizia con i miei amici psicofarmaci.
L'iperico dovrebbe avere effetti rilassanti, oltre agli altri, ma io mi sento - in questo momento - accelerata. Il mio cervello corre. Corre fortissimo e non riesco a farlo rallentare. Sono stanca però. Fisicamente stanca, ma non riesco a dormire. Non so perché sto qui a stilare questa sorta di bollettino di guerra. Una guerra lunga anni, ormai. Ogni tanto firmo armistizi con me stessa, ma poi c'è sempre qualche parte di me che dichiara di nuovo guerra. È come se ogni volta collassasse una parte. Si aprono sempre nuove falle. E io non ho più dita per tentare di chiudere i buchi.
E adesso è rabbia. È delusione. È angoscia. È ansia. È tutto e niente.
Una grossa, unica, difficilmente stimabile mancanza. Sul quale si accumulano tensioni derivanti da elementi poco gradevoli con i quali ho a che fare.
E sono stanca - ogni volta - di ricominciare da zero. Di spiegare cose, di aprirmi.
Ho provato a farlo con l'unica persona che forse aveva il diritto di sapere, ma non ha capito quando doveva tacere e quando no, quindi se prima c'era - fra noi due - un piccolo cordolo, facilmente scavalcabile, ora c'è un muro alto almeno un paio di metri.
Asincronie.
Ho bisogno di altra leggerezza. Ho bisogno del Nulla.
Ho bisogno di Silenzio, ma non riesco a tacere. Mi riesce solo con gli altri. Sono settimane che la mia voce la sentono solo i miei familiari. Il minimo indispensabile anche.
La tengo per me. Mi preservo. O fuggo.O nulla di tutto ciò.
Silenzio.
Chiudo gli occhi per provare a dormire, ma nella testa si affollano immagini di persone, di luoghi, di cose...

E ieri ho sentito la sua mancanza. Mi sono ritrovata fra le mani uno dei suoi regali e ...
E poi ho avuto un fremito leggendo fra la posta in arrivo una mail che sembrava essere sua. Sembrava, appunto. Eppure son passati anni. Come in tutto quello che mi riguarda, c'è qualcoda di irrisolto.

 
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - lunedì, 12 ottobre 2009, alle ore 03:17
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La professionalità non è acqua.

Erboristeria 1

Majika: "Salve!"
Doc.: "Ciao!"
M.: "Senta, ha la quinoa soffiata?"
Doc.: "Aspetta... fammi controllare..."

Giuoia et gaudio! Non ci credo... forse l'ho trovata al primo colpo!

Doc.: "Oh no! Non c'è..."
M.: "Argh. Volendo farla arrivare?"
Doc.: "Eh... difficile..."
M.: "Oh no... Vabbè..."
Doc.: "Però se ti interessa ho il miglio soffiato!"
M.: "Mh, vabbè dai... non è la quinoa..."
Doc.: "Eh, ma sai cosa? È che ci sono pochissime richieste e le ditte non spediscono piccoli quantitativi e ..."

Pago. Caro.

M. "Sì, lo so... cioè, lo immagino. Le dico in tutta sincerità che ho provato a cercarla anche su internet, ma o ci sono confezioni da 10 kg oppure mi costa un'infinità la spedizione."
Doc.: "Eh, ma gli alimentari non conviene comprarli su internet... Comunque, dicevo... noi qui abbiamo poco spazio e prendiamo pochi prodotti, quelli più richiesti... ad esempio... c'è questa frutta spalmabile all'arancia e zenzero."

Ovviamente biologicissima. E, di conseguenza, costosissima - rispetto alla media.

M.: "Sì, la prendo."
Doc.: "E poi abbiamo anche i fiocchi di amaranto..."
M.: "Mh, mi dia anche quelli. E la farina di carrube ce l'ha?"
Doc.: "No, dovrei provare a chiederla in ditta... Mh, di addensanti non ne ho... Però ho questi fiocch'..."
M.: "No! Per favore! Non dica più nulla! Le svuoto il negozio!"

La Doc ride. Io mi sveno e pago.


Erboristeria 2

M.: "Salve!"
E.: "'sera..."
M.: "Scusi, ha per caso la quinoa soffiata?"
E.: "Chinoà..."
M.: "Quinoa, sì... una sorta di germoglietti. Però soffiati."
E.: "Mh, pensavo a dove potrebbe essere..."
M.: "Bene..."
E.: "No, ho solo la chinoà normale. La soffi tu?"
M.: "..."


Erboristeria 3

M.: "Buonasera!"
E.: "Buonasera a lei."
M.: "Quinoa soffiata?"
E.: "Chi...???"
M.: "Qui-no-a. Soffiata anche."
E.: "..."
M.: " Sì... qui-no-a."
E. scuota la testa perplesso. E poi: "Chinoooaaa... Mh."
M.: "Già."
E.: "No. Non so cos'è Ehm.. No, mi spiace. Non l'abbiamo."


Erboristeria 4

M.: "Salve! Ha la quinoa soffiata?"
E.: "No. Ma non credo esista."
M.: "Beh, senta... Ad esistere esiste. Se lei non la conosce e/o non ce l'ha non significa che non esiste, sa?"
E.: "Aspetti che controllo sul catalogo..."

Sfoglia alla C.

M.: "Quinoa. Con la Q."
E.: "..."
M.: "..."
E.: "Eccola. Fiocchi di quinoa."
M.: "No, soffiata. Non in fiocchi."
E.: "Non è la stessa cosa?"
M.: "Direi di no, ma lei faccia come crede."


Mi tocca spendere 100 euro e riempire la casa con 5 kg di quinoa soffiata.
 ...


Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 08 ottobre 2009, alle ore 17:34
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Desideri.


Voglio morire mangiando: crostoni al tartufo e tortini alla zucca.

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - venerdì, 02 ottobre 2009, alle ore 11:16
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Lentamente muore.


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicita'.

Martha Medeiros


E io che pensavo di essere strana. E io che pensavo di volere sempre troppo da me e di conseguenza mi lasciavo prendere dalla paura di avere progetti troppo grandi e irrangiungibili. Per me, ma non per gli altri.
E io che pensavo di poter lasciare libera la mente solo di sognare, ma non di trovare la via per realizzare i miei sogni.
Io che desidero tre cose. Le voglio fortemente, ma due sono in netto contrasto con l'altra e devo decidere cosa è meglio per me. Per il mio futuro. Chiudere con una parte di passato, quello universitario, intraprendendo un percorso totalmente diverso. Oppure provare a concludere il primo, lasciando l'altro, il secondo, in sospeso.
Ma io non so decidere. I pro dell'uno sono i contro dell'altro.
E io che già mi vedo in un ruolo e nell'altro. E nell'altro ancora. E io che vorrei che qualcuno mi illuminasse.
E io che vorrei non influenzare me stessa, credendo che le cose strane che mi succedono sono segni che mi indicano il percorso. Ché non so se sono segni o sono io che voglio leggerceli. E io che non pensavo di potermi trovare mai in una situazione così difficile. E io che non ho mai pianto così, per il non sapere cosa fare. 
 
E io che pensavo che i sogni potessero diventare realtà. Ma la realtà sono i millemila euro che mi dividono dalla mia realtà onirica. Tanti tanti soldi, ma non troppi da costringermi a lasciare tutto nel cassetto. A pensare che sia totalmente impossibile. Sono ad un passo dalla svolta. La vedo lì, in cima alla montagna, nascosta da una densa foschia. .
Se vi dovessero avanzare qualcosa come millemila euri...


 
Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - lunedì, 28 settembre 2009, alle ore 18:21
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Cancellazioni.

"Creavamo nella casa luoghi sicuri, dove poter andare a smettere di esistere."
(Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran Foer)


Ho scritto e cancellato un post su quanto è facile, ma sopratutto necessario, bere n birre per non ascoltare le paturnie amoroso-sessual-sentimentali di un'amica. Con mio fratello. Ché avere un fratello maschio, comporta dei sacrifici, ma nonostante io abbia investito tempo ed energia per educarlo, lui si comporta com'è nell'indole di voi maschietti: da stronzo. E lei, da perfetta donna: da regista. Certi film!
E siccome lei non capiva, con la mia proverbiale diplomazia le ho esposto un'assioma FONDAMENTALE: se ti cerca è perché è sufficientemente interessato. Se ti cerca, ma non troppo, ti vuole solo trombare, se non ti cerca, non esisti. Ma in questi termini eh, parole testuali.

E poi ho scritto e cancellato un post sui friccicori. Sul suo sguardo malato. E sulle voglie. E sul desiderio. E sulla panchina, in una penombra solo accennata. E poi, la mia testa sulle sue gambe. E tante parole. E le sue mani grandi. E gli slanci. E i giochini. E il prossimo incontro. Ed è solo una parte di noi che si cerca, quella che ha bisogno di conferme, di soddisfazioni, di essere soddisfatta. Quella parte che chiede attenzioni, lentezza, violenza. Calma. E voracità.
E quanto è sbagliata questa situazione da zero a mille? Millemila almeno.

E poi ho scritto questo post, ma non mi convince. Inizio a cancell...
 
On air:
Brucerò all'inferno...

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 19 settembre 2009, alle ore 07:51
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Delle idee malsane...

A mia madre.

Pare che io abbia finito di togliere le macchie di pittura murale. Pare.
E già. Sembra proprio che io sia viva, nonostante le gonadi frantumate in millemila pezzi.
Ho ancora qualche macchia di pittura sulle mani, ma non la lavo via. Mi dà un certo tono. Ripitturare la propria camera è un'esperienza - mistica - che tutti debbono fare, almeno una  volta, nella vita.
Mi era già capitato di pitturare altri ambienti di casa, ma rigorosamente con pittura bianca. Ma, visto che moi, j'adore le vert, mi sono svegliata con in testa l'insalubre idea di rendere il mio regno verdeggiante.
Mistica, perché respirare il profumo della pittura ha quel non so che di euforizzante, che lévati.

Avendo dovuto ammucchiare tutta la roba al centro della stanza, e poi, smucchiarla, ho scoperto e riscoperto tante belle cosine. Ché le cose, viste e osservate da un punto di vista diverso, ti appaiono, ti sembrano diverse. Per quello che sono realmente magari. Una realtà parallela. Un mondo parallelo. Come, ad esempio, quello in cui un adorabile Pierrot decapitato e opportunamente incollato con l'attack, mi sembrava solo un coso per fare la luce in camera, usato, poi, solo quando ho decapitato il suddetto, a contatto - fra l'altro - di liquidi corporei ché ho rischiato di restarci attaccata. Guardarlo in una posizione diversa, con una luce diversa, da un'angolazione diversa me lo ha reso solo un oggetto davvero troppo kitsch. Lo volete vedere? Siete sicuri? Meglio di no. Mi dispiace gettarlo, lo metterò in soffitta. Sotto millemila scatoloni.
Un altro esempio di questa rivelazione del punto di vista?
Il pianoforte. Ho studiato musica per quattro anni. Dovevo fare l'esame per entrare in conservatorio. Ma ho mollato tutto. Perché io volevo studiare l'arpa. E ai tempi dalle mie parti non c'erano arpisti e mi sarei dovuta spostare e ovviamente non me lo hanno permesso. Bon, per coprire questo coso ingombrante e inutile, visto che non so leggere più neanche le note sul pentagramma, l'ho usato per anni come mensola e l'ho riempito di candele, che la cera, si sa, sul lucido nero del pianoforte è la morte sua. Mi ero rotta le palle delle candele e forse mi torna la voglia di studiare musica. E quindi ecco il risultato. Per rendere tutto più credibile, ho dipinto un paio di battute dell'opera 27 n.2 dell'amico Ludwig.

Spartito


Ma sopratutto l'ho buttata lì con mamma: "Ma', che dici? Visto che non c'è spazio per altre librerie, oltre quella che ho già progettato e visto che non lo suono, se lo vendessimo 'sto pianforte?"
Mamma: "Mapeppiacere."
Della serie: i tuoi insuccessi e capricci ti devono perseguitare a vita.
Poi, poi, poi... un mobile fighissimo che ho disegnato io. Un coso con delle mensole che da grigio ospedale è diventato verde acido, ma non troppo. E verde ho fatto anche il lampadario. Che però non mi piace e ho già deciso che ora mi disegno una bella piantana. Epppoi, sempre verde, il termosifone. E anche una lampada da scrivania. E il gambo di un fiore. Epppoi mi hanno tolto il pennello dalle mani. Quando si dice sindrome da qualcosa compulsiva.
Ho appena riappeso i quadri. Non tutti, naturalmente. Anche perché molti chiodi si sono suicidati sotto la pittura verde e io non sono in grado di piantarne altri. Son tornati al loro posto: una cartina del globo terracqueo in scala 1:2, quasi, che mia madre ha deciso di far incorniciare e di mettere in camera mia. Poi, il diploma e la laurea. Poi una foto di me, piccolerrima al mare. Sono rimasti fuori una foto della mia Prima Comunione con la mia bambola preferita... A me, capito? La bambola preferita. Quando il fotografo - tutto entusiasta - mi disse di prendere la mia bambola preferita mi girai - terrorizzata e persa - verso mamma in cerca di una spiegazione.  Io giocavo con le macchinine, con i lego. E mi arrampicavo sugli alberi. E mangiavo la sabbia. Altro che bambola preferita.
E all'appello mancano anche dei deliziosi calendari, di quelli che le farmacie regalano a fine anno. Bene. Io ne ho circa 10. Nella versione dedicata ai bambini, naturalmente. Sempre perché mia madre ha deciso che li colleziono. E tutti gli anni va nella stessa farmacia a comprare robe per avere il calendario. Ma quando le danno quello per gli adulti, lei li bacchetta e chiede di avere quello per i bimbi "ché mia figlia li colleziona!".
E fra l'altro la farmacia è di una mia ex compagna di scuola. Per dire.

On air:
Il titolo è casuale, eh...

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 10 settembre 2009, alle ore 11:39
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Campo de' fiori. La pittura.

Non sembra, ma sono ancora viva.
Forse.

Appena finisco di togliere le macchie di pittura murale dal pavimento, mi faccio viva io. Promesso.

Baciovi e lasciovi un piccolo cadeau. Una parte dello spartito finirà in camera mia. Ovviamente trattasi del terzo movimento, ché si sa, il numero perfetto è il tre.

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 05 settembre 2009, alle ore 18:21
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Voglio un Amore doloroso.

On air:
Ivano Fossati - La costruzione di un amore.

Era il giorno del mio compleanno, il trentunododici. Lui era stato abbandonato dagli amici, partiti per chissà dove, a festeggiare. Lo conoscevo da sempre, ma poco. L'invito ad unirsi a me ed ai miei amici è stato fatto d'istinto. Nessuno lo voleva come compagnia, per via del suo modo di fare. Lo deridevano per i suoi deliri, senza preoccuparsi di capire che Lui era una persona decisamente troppo sensibile.

Ci siamo amati subito. Un amore, però, taciuto. Dalla scrivente.

Lui ha scaricato la parte visibile e peggiore del suo problema con l'alcol, su di me: avrebbe smesso di bere, in cambio del mio amore.
Amore, ricatti. Alcol.

Ho cercato di aiutarlo.
Ho pianto per Lui, con Lui. Per la sua situazione, per i suoi problemi.
Ho passato giorni interi, al telefono, ad ascoltarlo. Adoravo sentire la sua voce leggermente roca, raccontarmi cose nuove, ché - come per un'assurda legge del contrappasso - più affogava cellule cerebrali e sinapsi, più la sua intelligenza diventava fina. Lo ascoltavo, per ore, come ipnotizzata.
Aveva la capacità di rendere gli argomenti più ostici, semplici e lineari. Riusciva a spiegarmi argomenti di letteratura e filosofia, con una facilità disarmante.

Lui mi amava e voleva che io lo amassi per permettergli di smettere di bere. Ed io non me la sono sentita. Non volevo donargli il mio amore in cambio di una bottiglia di vino scadente. Ma lo amavo.

Ci tenevamo la mano, sempre. Nascondendole spesso sotto i tavoli.
Mi guardava con occhi sognanti. Mi divorava da dietro i suoi occhiali tondi e dorati, cercati e scelti accuratamente. Fuori moda e oltre i canoni medi.
Lui era così.

Ho adorato il suo corpo. Le sue spalle larghe. Le sue braccia possenti.
Ho amato la sua pelle liscia e la sua barba.

Lui mi amava e non aveva paura di urlarlo. Io lo amavo. Segretamente. Ed ho sempre agito con chiarezza, senza possibilità di fraintendimenti. Ma forse i miei occhi mi hanno tradita.

In una delle sue telefonate mi disse di aver corso a lungo in aperta campagna e di volere regalarmi una lampada fatta di lucciole ché mettendone tantissime insieme, non sarebbe mai stato buio, ma ci sarebbe stata una luce, pulsante come un cuore che batte.

Ho amato il modo in cui mi teneva e mi accarezzava la mano, guardandomi negli occhi fisso, chiamandomi. Pronunciava il mio nome riempiendosi la bocca delle lettere che lo compongono. E poi, scuoteva leggermente la testa e sorrideva. Quello significava: "Manu, ti amo. "

Sarebbe stato un amore folle, travolgente, di quelli che ti portano alla pazzia, alla disperazione.
Ci saremmo amati fino a morire del nostro stesso amore.

Ma la sua vita non poteva dipendere da me. Non volevo dipendesse da me. Sarebbe stato un peso troppo grande.

Sorrideva quando riusciva a mettermi in difficoltà. Sorrideva dei miei errori e riusciva a far sorridere anche me. Senza intaccare la mia autostima. Non lo vedevo come una minaccia.

È passato da un rapporto ad un altro. So che soddisfava e soddisfa i suoi bisogni come fosse un animale, senza amare le sue donne. So che hanno provato a fargli capire che io non potevo aiutarlo più di come ho fatto, considerando anche i miei sedici anni. So che hanno provato a dirgli che non poteva pretendere, da me, amore.
È stato in comunità. Poi è scappato. Poi è rientrato in comunità.

Io lo amavo. In silenzio. E forse lo amo ancora.
Spero di non vederlo. Di non incontralo mai: potrei scoprire di amarlo ancora. Ma ora, non ho la forza di difenderci a vicenda.

Forse io ho avuto il coraggio di non amarlo.
Oppure, io non ho avuto il coraggio di amarlo.

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sie della morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell'ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l'Infinito.

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - venerdì, 28 agosto 2009, alle ore 21:53
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