Cronaca di una vita inquieta.

   Ma anche no.

 


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La stanza dei bottoni

 

Sure I can accept that I'm going nowhere...

Tempo di lettura: 1 min
Tempo di ascolto: q.b.

Ho sempre voluto, nella mia vita, sperimentare. Cose, persone, situazioni. Questo per via di una fame, di emozioni e sensazioni, bulimica.
Ingurgito vita, tutta insieme, tutta in una volta e poi la vomito, quando affogo nel dolore. Di non sapere - forse - chi sono, nel razionalizzare scelte dettate dall'istinto.
Forse questo buttar giù brividi mi ha portata a bruciare la capacità di apprezzare e godere delle piccole cose.

Persone che per me hanno fatto centinaia di km, preso aerei, treni, raccontato bugie, tradito, pianto.
E mi hanno viziata. Con regali su misura, non di quelli raccattati all'ultimo momento, in un autogrill magari. Ed ogni volta mi stupivo meno perché me lo aspettavo. Era, anzi, requisito minimo per entrare nella mia vita.
Ho perso la capacità di stupirmi, fors'anche perché chi voleva farlo, lo faceva più per stupire se stesso.
Ma se ci penso, io ho smesso di amare anni fa. E finora nessuno è riuscito a farmi recuperare quella voglia di fare, quell'entusiasmo, quella leggerezza tipici dell'innamoramento. Io non avrei fatto centinaia di km e l'unica volta che l'ho fatto, è stato un sacrificio. Non avrei preso treni o aerei. Non avrei guidato in piena notte e neanche in compagnia di un violento acquazzone. No, non l'avrei fatto per nessuno di loro.
Non ho amato, forse, nessuno di loro. La mia era solo ossessione. Che sfociava in indifferenza, poi.
Ho donato l'illusione di un amore. Ricevendo, di contro, quando si giocava - finalmente - a carte scoperte, o quando si smetteva di giocare, cattiveria. Colpi bassi da persone meschine e vigliacche.

Io non ho mai cercato l'amore ché, mi viene da pensare, non ci ho mai creduto.

On air:
Fissando una grossa nuvola che sembra panna montata...

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 04 luglio 2009, alle ore 15:15
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Della serie "Parla come magni"

Tempo di lettura: 47 sec
Tempo di ascolto: in base alla cultura personale

Uomini!
Uomini!
Uomini! Prégovi, genuflèttomi di tanto in tanto, indossando il cilicio e camminando sui rovi, quando parlate di sesso, più o meno seriamente, con l'intenzione di eccitare la vostra interlocutrice, evitate di parlare del di lei organo genitale, nei seguenti termini:

a. ostrica, fa davvero troppo giornalino porno anni '90, a fumetti.
b. vulva et vagina, il/la ginecologo/a di turno non ci serve.
c. passera, ché passerà la voglia di farvi dono di ella.
d. bernarda, fa troppo cameriera di osteria.

Se proprio dovete, mascheratela - vogliate avere, signori, il buon cuore - dietro una citazione. Colta.  (qui)

On air:
1. Altri sinonimi? Uhm... Palombella, per dire...
2. La donna è mobile
   Qual piuma al vento,
   Muta d'accento - e di pensiero.

   Sempre un amabile,
   Leggiadro viso,
   In pianto o in riso, - è menzognero.

   È sempre misero
   Chi a lei s'affida,
   Chi le confida - mal cauto il core!

   Pur mai non sentesi
   Felice appieno
   Chi su quel seno - non liba amore!

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 02 luglio 2009, alle ore 17:57
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Dei lettori.

Tu, lettrice, o perché no, lettore che mi segui da sempre, con una costanza che la metà mi avrebbe permesso di conseguire sette lauree...
Tu, lettore, o perché no, lettrice che mi leggi tutte le mattine...
Tu, sì tu, che ogni giorno sulla tua bella barra degli indirizzi digiti: emmeageiiciapuntoessepielleiennedieerrepuntocioemme
Sì, sempre tu, appalesati.

On air:
Grattandomi la fronte...

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - mercoledì, 01 luglio 2009, alle ore 08:51
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I Giochì del Mediterraneò.

Tempo di lettura: 45 sec

Ieri sera, durante una delle più esilaranti sessioni di chat, degli ultimi tempi, in cui ho sfoggiato il mio franscesé perfettò, seguivo la diretta dell'apertura dei Giochi del Mediterraneo.
Lingue ufficiali della manifestazione: italiano e francese. Tutti quelli che sono intervenuti - presidente mondiale di qua, imperatore capo di là - beh, tutti hanno sfoggiato, va da sé, un franscesé perfettò, un italiano non perfettissimo, ma quasi, e un inglisc niente male. Hanno parlato per diversi minuti e, ora mi sfugge chi, ha anche fatto una citazione in dialetto pescarese, con accento d'oltralpe. Fantastico.
Bene. Finita la cerimonia e i lazzi e i frizzi, hanno dato la parola a Schifani per dichiare l'apertura dei giochi.

Doveva dire - in italiano - otto parole e dico otto, qualcosa che avrebbe dovuto suonare come: "Dichiaro ufficialmente aperti i sedicesimi Giochi del Mediterraneo".
In realtà è andata così: "Dichiaro aperta la celebrazione dei sedicimi Giochi del Mediterraneo".
Cazzo, otto parole in croce e le ha sbagliate.
Nel viso di  Berlusconi ho letto qualcosa tipo: "Cribbio Renato, ottoparoleotto e le hai sbagliate! Ma cribbio!".

Poi uno dice...

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 27 giugno 2009, alle ore 08:58
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Quando i piccioni fanno: "Ooohhh..."

Tempo di lettura: 1 mn 17 sec
Tempo di ascolto: 4 min 8 sec

... è perché sono riusciti a sconfiggere la stitichezza.

No, davvero eh. Vorrei raccontarvi della pseudo-vacanza in Trentino, ma non lo so...
Ad esempio, potrei raccontarvi di come la mia amica mi ha rotto le palle per non uscire ché voglio stare un po' con loro (i suoi parenti), salvo poi, andare a letto alle 20:02.
Oppure, per dire, potrei raccontarvi di come l'ho vista catapultarsi dal letto al pavimento.
O anche, di come ho dormito con i capelli, non bagnati, di più, perché secondo lei accendere l'asciugacapelli alle 21:30 avrebbe disturbato il parentado ed i vicini. Tutti ovviamente svegli e a far casino. Tranne noi, che si andava a letto alle 20:02. L'ho già detto?!
E se vi raccontassi ...? Ma no, dai, non vi dico di cosa ho dovuto fare per convincerla che conveniva sia economicamente, ma sopratutto fisicamente navigare sul lago di Garda col traghetto, 15 euro per un paio d'ore di navigazione, contro 8 euro a persona, a ora, su un pedalò. Poi, per par condicio, non s'è fatto niente. Se non guardare quei fantastici negozi di souvenirs.
Dirvi di come mi sono ustionata il braccio destro per via del sole cocente - forse erano millemila anni che non si registravano temperature così alte in Trentino - attraverso il vetro della macchina.
Potrei raccontarvi delle foto fatte ad alcuni piccioni. Piccioni che, è evidente, non hanno gradito la violazione della loro praivasi. Dico che è evidente perché non hanno tardato a battezzarmi.
Mi spiego meglio: mi hanno cagato addosso.
E secondo me non era un piccione, ma almenoalmeno un'aquila reale. Diobono! Mi ha dipinto mezzo viso, il colletto per intero e buona parte della mia candida camicia. E quando dico candida, intendo biancherrima. Va da sé che non poteva succedermi in un giorno qualunque, in un posto qualunque.
Giammai!
È stato di giovedì, giorno di mercato, davanti all'ufficio postale. Chi ha sentito una nuova adepta di Povia, urlare: "Ti prego, aiutami! Aiutami!!! Ho paura di diventare cieca! Ho cacca di piccione nell'occhio! Aiutami!". Ecco, quella ero io.

On air:
La colonna sonora del viaggio, muovendo la testa e le spalle a tempo.

Alcune foto qui.

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 25 giugno 2009, alle ore 15:25
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Tempo d'esami.

Tempo di lettura: 30 sec
Tempo di ascolto: 3 min 20 sec

Due premesse:
1. Bene o male, chi mi ha letto negli ultimi giuorni, sa dei miei ormoni - oramai - maggiorenni.
2. Quando uno dice: "Parenti serpenti!".


Eggià. Giugno, tempo di esami di stato.
Ieri sera, il mio dolce cuginetto mi ha chiesto di aiutarlo con il percorso multidisciplinare che deve presentare alla maturità. Già solo a "percorso multidisciplinare" mi sono persa. Poi ho capito che si tratta di una di quelle tesine copia&incolla, utili solo alle copisterie che debbono rilegarle.
Fin qui, nulla di strano. Solo una lieve sensazione di ansia da prestazione e un flashback al mio esame di stato. E chevvelodicoaffare: uno strazio.

Bene, mi dà la tesina, la apro e la prima parola che leggo è:

 

VERGA Giovanni

Ecco, parliamone.

On air:
Chi coglierà il mio fiore bagnato di brina...

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - martedì, 23 giugno 2009, alle ore 10:29
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Millemila e più km.

 

Oh. Sono appena rientrata da Trento.
Uh, quante cose mi son successe! Per dirne una: domattina presto parto per Napoli.
Vado ad un funerale.

Oh yeah.
Non mi invidiate ché le mie ferie variano da funerali a amichescassamaroni. Non è da tutti.

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - giovedì, 18 giugno 2009, alle ore 18:22
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Tutti al mare, tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare.

Tempo di lettura: 1 min 13 sec
Tempo di ascolto: 6 min 53 sec e poi una grattata.
Purché sonora.

 

Sapevatelo.
Domani notte parto. Per il viaggio più angosciante e triste e deprimente, credo, della mia vita.
Accompagno la mia amicaappenamollata in Trentino. Ordunque, se ci fosse anche solo mezzo dei trentatré trentini che mi legge, è gentilmente pregato di contattarmi ché ci si organizza per un aperitivo-cena-dopocena. O più semplicemente, per un rapimento. Va da sé che sto parlando del mio.

L'amicaappenamollata ha optato per il Trentino. Per me la permanenza sarebbe stata ed è a costo zero, in entrambe i casi ché sostituisco l'ex (molto ex, di già) ragazzo. E anche per lei la permanenza sarebbe stata ed è a costo zero - per questioni che non sto qui ad approfondire - ed infatti ho cercato di farle capire che la Sicilia sarebbe stata più salutare, ma.
Vero è, che andare in Sicilia, avrebbe significato - l'ho scoperto trenta minuti fa - passare millemila ore in autobus fino ad una località non ben definita e poi, per grazia di qualche Turiddu (un nome, una garanzia), raggiungere questo villaggio sperduto, a soli 5 km dal mare. Capito? Vado in Sicilia e non vedo neanche il mare. Per non parlare delle vacanze nei villaggi. Fantastico.

In Trentino, invece, è tutta un'altra storia!
Ho pensato. Erroneamente. In Trentino si va da parenti di lei.
Oh, giubilo! Oh, gaudio!
Lo so, ci vuole culo nella vita. La cosa positiva è che andiamo in macchina. La sua. Sicché.

Ho una strana sensazione addosso, come di claustrofobia. Che sarà?

Uccidetemi.

P.S.
Si accettano consigli su:
- come sopravvivere a questo calvario;
- robe da fare/vedere a Trento e dintorni;
- tutto.

P.P.S.
Si accettano, inoltre, inviti per soste e caffè e cicchetti lungo il tragitto (leggasi A14 da Pescara circa a Bologna e poi, boh...) autostradale.

On air:
Vi ho voluto bene.

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - sabato, 13 giugno 2009, alle ore 18:43
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Pensieri sparsi.

Tempo di lettura: 40 sec
Tempo di ascolto: q.b.

 

Sono giorni, questi, in cui mi piace come mi rapporto con gli altri.
Sono giorni in cui mi piacciono le persone, senza distinzioni di alcun tipo. Parlo con chiunque mi capiti a tiro. E questo è un evento. Chi mi conosce, sa.

Sono giorni di riflessioni che tendono a scavare giùgiù, in fondo al cuore, e allo stomaco, per cercare di capire la direzione da prendere.
Sono giorni di rinascita. L'ennesima.
Sono giorni  in cui vivo la pantomima tragicomica di un'amica mollata per l'ennesima volta dal lui di turno, e cerco di farle capire, che in fondo, stare un paio di giorni da sola, non guasta.
Sono giorni  nei quali,  con l'amica di cui sopra, dobbiamo decidere se la Sicilia o il Trentino.
Sono giorni nei quali resto immobile di notte, davanti alla finestra - aperta - della mia camera e osservo il buio. E per la prima volta, non mi fa paura.
Sono giorni in cui non rispondo al telefono, dimentico impegni, cerco di dar vita ad un incontro del tutto casuale.
Sono giorni un cui, quella stretta di mano mi ha ridato fiducia. Così come quelle risate. E quegli sguardi. E le opinioni espresse senza aver paura del giudizio altrui.
Sono giorni in cui mangio pesche.
Sono giorni in cui "potevo gestirla meglio, ma poteva andare peggio".
Sono giorni in cui osservo nascere, crescere e sbocciare fiori di campo dai colori improbabili. E abbraccio il cespuglio di lavanda. Giorni in cui affondo il naso nella piantina di timo sul balcone.
Sono giorni da cannella nel latte freddo, al mattino. E subito dopo caffè bollente, amaro.
Sono giorni, questi, in cui gioco con i palloncini. E le bolle di sapone.
Sono giorni in cui vado a cena fuori, chiacchiero, ricevo complimenti, arrossisco.

Sono giorni in cui vivo.

On air:
Urlando fino a sentire la gola bruciare.
Guardardomi intorno, con sospetto. Ma anche no. 
Per i miei incubi.

 

 

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - venerdì, 12 giugno 2009, alle ore 16:16
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Falling in love...

Mi sono innamorata.
Sì, follemente innamorata. Di un bottone.
L'ho visto, per la prima volta, sabato mattina. Era lì, sulla camicia del poliziotto che vigiliava il seggio nel quale ho fatto la scrutatrice, ma questa è un'altra storia.
Lui era lì, sofferente, a tenere chiusi i lembi della camicia del poliziotto. Li teneva stretti a fatica, per via dei pettorali torniti. Piccolo, su quel torace grosso, largo e possente. Indifeso su quei muscoli pulsanti. Afflitto dalle grinze della stoffa che tirava.
Sarebbe bastato un lieve sfioramento per liberarlo dalla morsa dell'asola che lo stringeva forte per contenere quel torso vigoroso.

È stato un colpo di fulmine. Reciproco.
Anche lui, il poliziotto, credo si sia innamorato del bottone della mia camicia.

 







E poi volevo dire a questa M. che ha commentato il precedente post: fammi capire che minchia di M. sei. Ché stavolta non l'ho capito. Sai nella mia vita ci sono state e ci sono troppe M. - minchioni, merdine, moribondi e morti, e via dicendo. A che categoria appartieni?
Per il post, prima o poi...



Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - mercoledì, 10 giugno 2009, alle ore 18:04
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Per tutto il resto...

Essere corteggiata dal più paraculo della scuola, ai tempi delle superiori, ha il prezzo di una grossa fregatura post-corteggiamento.

Accettare di uscire col paraculo di cui sopra (da ora: p.d.c.s.), ha il prezzo di alcuni filoni*.

Diventare la lei del p.d.c.s., ha il prezzo di bugie e cose folli fatte.

Essere lasciata dal p.d.c.s., e non fargli capire che ti ha spappolato il cuore, rispondendo al suo "non sono più sicuro, forse è meglio che ci lasciamo" con un "bah, vedi tu, per me è uguale",  ha il prezzo della sfiducia negli uomini per l'eternità.

Vederlo tornare sui suoi passi, ma anche no, ha il prezzo del cuore spappolato e calpestato. E masticato. E sputato.

Incontrarlo poi, quando accanto hai un altro compagno, ha il prezzo di sguardi sospesi...

Vederlo ancora, dopo qualche anno, in fila al banco salumi, che con un movimeno repentino, dopo averti vista, nasconde la mano - oscenamente sbrilluccicosa - e dopo aver risposto alle sue domande vagamente ironiche, dirgli: "ma cosa nascondi lì?!" e lui si giustifica che si è appena sposato, con una ragazzina, "ma lei non è incinta", ha il prezzo di un tuffo al cuore e di una risata sarcastica.

Vederlo di nuovo, sempre al supermercato, in fila alla cassa stavolta, con la mogliettina appena maggiorenne, e due, sì dico e sottolineo due bimbi, ha il prezzo di avere avuto la possibilità di vedere come sarebbe potuta andare e sto ancora rigraziando il p.d.c.s. per avermi spappolato il cuore anni fa.

Ma anche no.

Per tutto il resto, c'è il Cinismo.

 

*Filone: marinare la scuola, ma non con olio e aceto. E neanche col limone.

Dicono l'abbia detto majika - nel giuorno del Signore - venerdì, 05 giugno 2009, alle ore 08:31
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